Il tiro con l'arco.
In questo blog parleremo di arcieria e di come affrontare le problematiche connesse alla tecnica di tiro e alla messa a punto del materiale.
"IO MIRO TU TIRI" in realtà è solo uno scherzo il verbo non è mirare o tirare ma semplicemente irare :-)
Vi segnalo le Ranking list del Veneto perché possiate apprezzare i nostri campioni ma soprattutto perché, con un'altra sola gara, sarete apprezzati anche voi cari allievi.
Per gli iscritti: troverete il link per accedere direttamente ai vostri punteggi di gara. Alcuni nominativi sono imperfetti. Provvederemo al più presto a richiedere una correzione al sito Fitarco.
Abbiamo fatto una rappresentazione del video seminario di F. Clini sul tiro con l'arco del 2009 (Cfr. Una buona freccia in faretra) . Il risultato dell'incontro è stato ottimo: non vi pare? Bravo Paolo!
La settimana prossima continueremo la visione e metteremo in pratica i suggerimenti del Maestro Clini.
Il programma proseguirà ogni giovedì con il completamento dell'Intervento "sulla tecnica dell'arco ricurvo" di Filippo Clini, Tecnico della Squadra Nazionale Maschile Arco Olimpico e l'Intervento "sull'arco nudo" di Giorgio Botto, Tecnico della Nazionale Italiana Tiro di Campagna e 3D.
Vi riportiamo, come incoraggiamento e di augurio di un buon lavoro a tutti, anche la seguente annotazione tratta dal DVD messo a disposizione agli Istruttori Fitarco.
"I due video presentati in questo DVD sono tratti dal Seminario internazionale che la FITA ha tenuto a Roma nell'anno 2009 e che ha coinvolto l'intero staff tecnico della Nazionale Italiana. Il seminario prevede altri 6 video per un totale di almeno nove ore di registrazione, che saranno disponibili quanto prima, nel sito che la CFQ stà predisponendo."
La prima cosa che ci viene insegnata è proprio questa. Ma perché è così importante? A parte le ragioni di sicurezza (una freccia lunga difficilmente può ferire la mano dell'arco se cade dal rest), secondo molti l'arciere che intenda competere dovrebbe essere concentrato solo su di se e non avere nessun dubbio sulla qualità della sua attrezzatura. Da un lato questo può essere vero, ma solo se l'arciere sa distinguere l'errore dal difetto (l'errore dell'arciere e il difetto dell'arco), dall'altro una attrezzatura perfetta non lascia scampo: l'errore è sempre dell'arciere. Ma questo non è sempre vero. Il "precetto" che vogliamo quindi introdurre è molto semplice: "arco e arciere crescono insieme" fino alla misura "perfetta" del suo allungo e alla potenza proporzionata alla sua tecnica. Maggiore è la capacità tecnica dell'arciere e maggiore sarà la potenza dell'arco che potrà controllare. Tuttavia ricordate Kisik Lee e il suo metodo di insegnamento? L'uso dell'arco scuola nell'approfondimento tecnico (anche nei campioni). Non è facile da accettare questa idea, sia per i campioni che per noi. Rispolverare il vecchio arco scuola non ci dà nessuna fiducia. Se poi aggiungiamo il tiro bilaterale (l'arciere sinistro tira da destro e viceversa), ci sembra che la cosa abbia poco senso, soprattutto in vista della prossima gara. Ma l'arco debole rafforza la tecnica dell'arciere e la mano sinistra insegna alla destra (Cfr. Manuale FITA per istruttori - primo livello). Più forte è la tecnica e più si può caricare l'arco e di conseguenza accorciare le frecce. Infatti maggiore è il "libraggio" dell'arco e minore è lo "spine" della freccia. Accorciando la freccia essa si irrigidisce. Tutto qui...
Le cose tuttavia si complicano con gli arcieri del Settore giovanile. Infatti non possiamo accorciare le frecce ed aumentare il carico dell'arco senza tenere conto della crescita fisica dell'arciere. Dobbiamo spesso cambiare arco e frecce. Un buon Armiere tuttavia può impostare una programmazione di squadra e contenere le spese di attrezzatura nel Settore giovanile. I genitori ringraziano!
Abbiamo fatto un buon allenamento per tutta la settimana. A parte qualche freccia che abbiamo opportunamente "dimenticato", il resto delle volee è stato veramente entusiasmante. Siamo pronti per affrontare la gara e iniziamo con le frecce di prova. Dieci, dieci, dieci. La prima volee è proprio meglio che in allenamento! Dieci, nove, nove. Anche la seconda non è male...
Comincia la gara: OTTO! Accidenti chi ci ha spostato il clicker! Nove di linea, nove quasi dieci. Il resto lo lascio immaginare: ventisette di media. Forse chiuderemo a 275 la prima parte...272! La seconda parte della gara chiudiamo a 267. Bastava un nove e avremmo chiuso a 540 invece abbiamo fatto un otto con l'ultima freccia!
Se ora vi sentite a disagio è comprensibile.
Cosa è accaduto? Abbiamo fatto la gara durante le freccie di prova! In altre parole abbiamo raccolto i frutti di un appagamento di un "momento di grazia". Cosa non abbiamo invece fatto: verificato lo stato di forma della giornata, l'illuminazione del bersaglio, la posizione, il mirino, il ritmo di tiro, la respirazione, il tiro lento, il tiro veloce. Insomma non abbiamo fatto dei tiri di prova ma solo dei bellissimi tiri rilassati e appagati da un punteggio possibile ma non raggiungibile.
Analogamente applichiamo la sidrome delle freccie di prova all'allenamento. Abbiamo tirato tutta la settimana in scioltezza, rilassati e senza pressioni competitive.
Un grande Maestro di tiro con l'arco ci ha insegnato un metodo di verifica assai interessante. La scommessa tra colleghi! Lungi da me l'istigare questo genere, ma c'è del vero in ciò che dice il Maestro: "Sotto la pressione di perdere qualche cosa si sta più attenti". Infatti in gara si sta più attenti, in allenamento meno. Questo è utile per conoscere i veri limiti ma non per sviluppare le potenzialità (N.d.R.). Nel corso dello scorso anno abbiamo affrontato il tema delle frecce di prova (Corso di tiro L'arciere verso la competizione - Esercitazione parte 3: “Le frecce di prova”).
Quest'anno invece approfondiremo l'allenamento. Un allenamento di frecce di prova.
Pierre de Coubertin, oltre ad essere colui che riportò in vita le antiche olimpiadi, si impegnò nel miglioramento del sistema educativo. Parte di questo miglioramento sarebbe stato affidato all'educazione sportiva, che pensava sarebbe stata una componente importante dello sviluppo personale dei giovani. La massima a lui attribuita "L'importante è partecipare" andrebbe letta con un significato pratico: "... altrimenti chi vince che gusto ci trova a battere solo se stesso!" Da cui il necessario rispetto dei "vinti" da parte dei "vincitori". Per la maggior parte di noi lo spirito competitivo è volto solo al miglioramento del nostro punteggio personale. Questo non è male... ma vincere? Se fate buoni punteggi in allenamento, sapete tirare. Ma Vincere?
Ri-guardate Marco. Senza dubbio egli non soffre di sidrome da tiri di prova! Il suo obiettivo, come del resto quello dell'avversario, consapevole della sua anzianità, è rivolto alla consapevolezza di ciò che sta facendo: vincere.