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domenica 14 maggio 2017

Arcieri verso la competizione - come allenarsi con profitto




Come allenarsi con profitto?
Il percorso verso la competizione  per ottenere buoni risultati con volée nella "media", è cambiato. Ora è necessario ottenere il massimo da ogni singola freccia. Lo impone la modalità competitiva  dell'Olympic Round. (Cfr. Regolamento Tecnico di Tiro - Libro 2)
Il "mitico" FITA Round, 144 frecce - alle distanze: mattina 90, 70m, pomeriggio 50, 30 m - portava chiunque a privilegiare il "concetto di volée" pittosto che il "concetto di singola freccia". Uno sbaglio o due non erano poi così gravi, perfino una "M" non era una catastrofe.

Nella formula O.R. le cose sono cambiate. Il numero di frecce da tirare per la qualificazione agli scontri finali acquistano minore importanza (72 frecce o 36, a seconda dell'organizzazione, a 70m).

Esecizio di interferenza tra freccia e freccia
Questa "nuova" natura della competizione ha modificato l'approccio competitivo degli ultimi tempi. Ogni freccia ha infatti importanza rilevante, cioè il concetto di volée come "media" da "tenere" è venuto meno.

Si è dovuto quindi spostare l'attenzione su ogni singola freccia. Il "ritmo" per ottenere una buona rosata non ci aiuta, acquista invece più importanza l'attenzione sul "tempo" (timing) di esecuzione per ogni singola freccia (The best archery shots ever! - del filmato incorporato al post ).

L'articolo di Antonio Aita, Tecnico federeale emerito, dellottobre 2010, aiuta a comprendere quali siano ora i problemi per chi voglia affrontare la competizione. Infatti nella frase che riportiamo "l'importante è fare un punto più dell'avversario e non sperare che lui ne faccia uno in meno", vi è tutto il significato degli scontri diretti dell'Olympic Round.

Se un tempo l'arciere poteva "battersi per superare se stesso" potendo ignorare il punteggio conseguito dagli altri arcieri durante loa competizione, ora con l'O.R. non può proprio farlo, perchè dovrà battersi per superare l'avversario. 

Vi invitiamo ad un simpatico esercizio per l'allenamento O.R. da provare giocando contro se stessi.
Una freccia, un lancio di dadi. Poi s'inverte, un lancio di dadi e una freccia. L'emozione è cercare di battere il punto dei dadi. L' 11 e il 12 possono essere considerati nulli, oppure per una maggiore difficoltà, dare il punto 10.

L'imprevedibilità e l'interferenza causata dal gettare i dadi è un'ottima ragione per sottoporsi allo stress di cercare il massimo punteggio in ogni "rilascio".

L'esercizio è utile per migliorare anche la postura se, dovendo abbandonare la linea di tiro per riprenderla dopo ogni l'ancio di dadi, saremo costretti a superare lo stress di ritrovare la posizione di tiro.
Fare questo esercizio con un amico molto fortunato che lancia i dadi, è un vero divertimento per tutti!

Le pratiche tabelle in appendice all'articolo succitato di Aita, sono di grande utilità per esercitare l'attenzione dell'atleta su ogni singola freccia.

"Il dado è tratto" è un esercizio di interferenza che prende spunto dalle tabelle di Aita ed è rivolto agli arcieri verso la competizione.

venerdì 28 aprile 2017

RESPIRAZIONE NEL TIRO CON L'ARCO

La tecnica di respirazione descritta in un nostro precedente post sulla respirazione, è superata da quella descritta dalle righe di Don Rabska che seguiranno. Confermiamo tuttavia l'importanza della respirazione quale "chiave di volta" del tiro con l'arco per conseguire buoni risultati.

La semplificazione del gesto nel tiro con l'arco - evitando complicate pre-trazioni - ha portato anche ad una evoluzione nella tecnica di respirazione durante la fase dinamica del tiro.

La necessità di usare una respirazione diaframmatica (verso il basso con il ventre), anzichè una respirazione toracica o clavicolare (causa di noiose modifiche all'assetto dell'arciere), ha migliorato le performace di molti arcieri ottimizzando la qualità biomeccanica del gesto.

Alcune frasi di Don Rabska (Membro del Team Olimpico degli Stati Uniti - U.S. Archery Olympic Team 2008) Vedi Sistema BEST in un post precedente.

” Un buon controllo della respirazione è una componente chiave di una buona tecnica di tiro. Quando è fatta in modo esatto ed inglobata nella routine di tiro, una respirazione fatta con metodo può aiutare a regolare il tempo di tiro, a mantenere la concentrazione, ad ossigenare in modo adeguato il cervello perché pensi chiaramente; contribuisce al rilassamento del corpo, e ne mantiene la stabilità."

" Agli arcieri che tirano con arco ricurvo, l’autore raccomanda di non respirare una volta raggiunta la massima apertura. Eseguire la respirazione diaframmatica regolare prima di iniziare la sequenza di tiro. Inspirare sollevando l’arco. Nel momento in cui si comincia l’apertura, iniziare l’espirazione, ma non forzata: rilassati, lasciare che l’aria esca naturalmente dal naso. Si espirerà in questo modo, non comandato, circa 2/3 dell’aria inspirata. Dal momento in cui si inizia l’apertura dell’arco al momento del rilascio non dovranno passere più di 5 o 6 secondi."

La respirazione è un argomento in stretta correlazione con il "tempo" e il "ritmo" per l'esecuzione del gesto nel tiro con l'arco. Affrontiamolo con determinazione in allenamento, ci sarà di aiuto durante le gare per superare lo stress emotivo o il calo di motivazioni.

L'aria è un "nutrimento" al quale è impossibile rinunciare anche per brevissimi momenti. Influisce sulla qualità della vita di tutti i giorni. Influisce sulla qualità psico-fisiche del nostro corpo/mente. Affronteremo con alcuni esercizi di dinamica del respiro questo "bisogno". Nell'articolo di Don Rabska vi sono riportate delle buone basi per iniziare. Pensate sia importante?

Respirare col Diaframma la Prima Regola per Cantare.
Non vi allarmate, non vi vogliamo tutti canterini sulla linea di tiro, semplicemente rilassati e potenti!
Nella registrazione troverete utili esercizi per allenare il vostro diaframma e respirare meglio durante la fase di preparazione al tiro.



giovedì 27 aprile 2017

La Biomeccanica nel Tiro con l'Arco




La capacità e la disponibilità di tempo per arrivare al "massimo" può essere per noi un limite, tuttavia possiamo essere più competitivi migliorando la nostra efficienza con un percorso di allenamento progressivo.
L'efficienza biomeccanica nel tiro con l'arco è una evidente necessità che spesso trascuriamo in favore della potenza e il numero di frecce, quasi mai sufficiente per affrontare la prossima gara...

"Più Watt con l'assetto corretto" è uno slogan che rende chiara l'idea. Il costo metabolico può essere reso con efficacia se il "lavoro" viene ottimizzato. "Ogni atleta nel proprio sport è sempre alla ricerca del miglioramento prestativo; occorre lavorare sodo impostando il proprio trainig intorno ai cardini della performance, forza, resistenza ed efficienza del gesto atletico".
Il gesto quindi è una cosa da curare, soprattutto nel tiro con l'arco.

L'influenza biomeccanica del gesto può essere influenzata da eventi imprevisti che portano all'eccessiva attenzione di controllo sul gesto stesso. Un errore, per esempio, può influire sull'attenzione che si presta nel tirare le frecce successive; ci si concentra sul "non sbagliare" invece di fare un gesto corretto.
L'efficienza biomeccanica viene meno per "eccesso di controllo".
Viceversa, una sequenza di buoni tiri, migliora la nostra efficienza biomeccanica e libera il gesto dagli eccessi di controllo razionale. Ricorderemo quindi una bella gara, con una serie di frecce che "si son tirate da se", quindi senza fatica da parte nostra.

Un fondamentale esercizio di allenamento, a cui si rinuncia troppo spesso, è il tirare alcune frecce a breve distanza prima di cimentarsi alle distanze di gara. Questa rinuncia comporta, a nostro parere, una perdita di efficacia biomeccanica. Liberare il gesto prima di concentrarsi sulla mira, favorisce un buon allenamento.

Gli argomenti correlati alla efficienza biomeccanica sono la "respirazione" e la "back tension". Quasi tutti gli arcieri che non possono dedicare molto tempo agli allenamenti soffrono - chi più, chi meno - di "target panic". In altre parole si trovano a fare meno punti in gara che in allenamento.
Affrontremo questi argomenti con esercizi "mirati" cercando di invertire questa noiosa tendenza e fare il massimo dei punti durante le gare. Pensate sia possibile?

Vi lasciamo con questo pensiero e vi proponiamo una intervista fatta a Darrel Pace sul suo record conseguito in Giappone a Kumamoto nel 1979, di punti 1341, che superò il record di Giancarlo Ferrari  del 1977, di punti 1318.

giovedì 14 aprile 2016

RILASCIO A STRAPPO - Un modo semplice per inizare la cura: il pugno dietro la nuca

Nel tiro con l'arco si osservano spesso dei rilasci poco puliti o incompleti causa di errori o di rosate larghe.
Intervenire per un istruttore sulle cause di un simile "atteggiamento" è difficile senza scopporre e ricomporre il gesto dell'arciere. Ciò che richiederebbe troppo tempo può essere tamponato col "FARE UN PUGNO DIETRO LA NUCA" . Non è il titolo di qualche film ma ciò che Roy Matthews raccomandava nel libro/manuale: "Tiro con l'arco",  Roy Matthews e John Holden, editrice meb, 1987.
Questo semplice gesto - pugno dietro la nuca - permette al rilacio di avvenire senza intenzionalità, la corda "attraversa le dita" perchè il pensiero è rivolto al fare un pugno dietro la nuca e non a "sganciare" più o meno faticosamente la corda.
E' un esercizio che consigliamo a tutti, ma comunque sarà opportuno rivedere la propria costruzione dell'azione con l'aiuto di un tecnico.

Una simpatica senzazione per descrivere il "non intenzionale rilascio" è riportata, credo e verificherò, nel libro succitato. Avete tenuto la mano ad un bimbo che vi  tiene stretta stretta la vostra e poi, appena vede un giocattolo che gli interessa nella vetrina di un negozio vi sfugge dalle mani? Questa non intenzionalità creata dal "diversivo" è il "pugno dietro la nuca".

lunedì 19 maggio 2014

GLI ISTRUTTORI...

Una cosa difficile da sopportare degli istruttori è la loro continua interferenza.
Se stiamo tirando tutte le frecce nel giallo, siamo soddisfatti, ci stiamo divertendo ma arrivano "loro". Ci dicono che il gesto non era pulito, la conclusione era strappata, dovremmo mantenere di più la posizione a "T" dopo il tiro, insomma si comportano da veri scocciatori e guastafeste.
Quante volte lo abbiamo pensato, ma quando "loro" siamo diventati "noi" la cosa ci sembra un po' diversa e l'interferenza - un metodo didattico per l'apprendimento - ci sembra giustificata, anzi assai utile.
Tra i vari gradi di interferenza c'è senz'altro il cambiare posto alla visuale dopo una serie di buoni tiri, dall'alto al basso e viceversa. Far tirare sulla paglia è utile per il riassetto del "concetto" di volée. Alcuni giochi come il "Tiro golf" (Cfr. altro post) sono utili per acquire la precizione e stimolare la concentrazione. Anche l'esagerazione di posizoni scorrette - tirare con la spalla dell'arco alzata, sbilanciando i piedi ecc. - è una utile interferenza per scoprire cosa succede alla freccia se tiriamo commettendo certi tipi di errore di postura.
Se possiamo tirare alle lunghe distanze, in allenamento è preferibile inserire l'interferenza di allontanarci o avvicinarci alla distanza di gara. Se la distanza di gara è di 70 m, tiarare a 90 e 50 m è utile per interferire sulla postura. Si possono inoltre scoprire alcune imperfezioni sulla messa a punto dell'arco.
Quindi fatte salve le verifiche degli allineamenti e dei contatti, controllata la posizione della mano sull'arco e il suo "timone": il pollice, "strappata l'ultima membrana di paura di sbagliare", l'interferenza sulla distanza negli allenamenti permette un maggiore controllo della posizione, soprattutto nella fase dinamica del tiro.
(continua)

domenica 17 marzo 2013

Manuale di Tiro con l'Arco a cura di Sante Spigarelli


Sante Spigarelli, "MANUALE DI TIRO CON L'ARCO", Arco Sport, 1997

Non fatevi ingannare dalla "leggerezza" della copertina di questo manuale di tiro con l'arco a cura di Sante Spigarelli, essa non prescinde dalla serietà e la compiutezza dei suoi contenuti.

Questo manuale è forse meglio conosciuto dagli "attempati" istruttori di tiro con l'arco come una riedizione ampliata del mitico Manuale per Istruttori della Fitarco in dotazione fino alla metà degli anni '90. La sintesi su cui è basato questo lavoro è ancora oggi considerata una base corretta per l'insegnamento e soprattutto per l'auto-apprendimento della tecnica di tiro, la sicurezza, la messa a punto dell'arco e l'allenamento verso la competizione.

In fondo è proprio la leggerezza ciò che ogni arciere persegue nell'esprimere il meglio di sé.

link utili:
http://www.arcosportspigarelli.com/area-tecnica/la-messa-a-punto/
http://www.arcosportspigarelli.com/area-tecnica/alleniamoci-meglio/

domenica 10 febbraio 2013

SENZA ORI? TIRIAMO IN "BIANCO"!


L'incubo di ogni arciere si è avverato!
Non riusciamo a prendere il giallo e ci stiamo facendo una "scorpacciata" di tutti i colori. Dobbiamo allora metterci a dieta e tirare per un po' in bianco...
Coloro che usano le visuali triple sono esentati; l'esercizio che proponiamo è orientato soprattutto a chi usa le visuali singole, anche a brevi distanze. L'arciere verso la competizione è, come sempre, il soggetto a cui è rivolto il nostro blog.
La ricetta: prendiamo la targa - in genere quella da 40 cm a 18 m - e la giriamo.
Iniziamo tirando alcune volée sulla targa bianca: la prima freccia nel centro e le altre a seguire. Con un voléemetro misuriamo la circonferenza e segniamo i punti.
Cosa è un voléemetro? Avete presente il metro da sarta? Ecco proprio quello. Molti magazzini del fai da te o di mobili componibili sono certamente ottimi "sponsor" e saranno certamente disponibili a lasciarci le loro fettucce di carta graduate. Lo scopo dell'esercizio è di "chiudere" la rosata. Fatto?
Bene, ora continuiamo l'esercizio con il tiro in prossimità del filo orizzontale della targa in bianco. Per esempio tiriamo le frecce tra i due bersagli da 40 (sopra e sotto), spostando il tiro in orizzontale in modo che le frecce impattino ad una distanza di una decina di centimetri. Infine, allo stesso modo, tiriamo le frecce in verticale tra  i due bersagli (destro e sinistro), sempre in prossimità del filo della nostra targa in bianco.
Il tiro così scomposto, aiuterà a migliorare il controllo sulla potenza e la mano dell'arco (orizzontale), e sul rilascio della corda e lo "sbraccio" dell'arco (verticale).
Dopo un po' di questa dieta - raggruppamento e precisione - ricomporremo il tiro sulla nostra targa (nel giallo!).

Bon Appétit.

Image credit: bplanet / 123RF 


lunedì 7 gennaio 2013

LA "MISURA" IN TRE COLONNE


Se avete sotto mano uno score per segnare i punteggi delle vostre volée, riconoscerete le "Tre colonne".
E' noto che si segna il punto più alto e via decrescendo da sinistra a destra.
Ciò che interessa in questa sessione di allenamento non è la somma dei punti delle frecce da riportare a destra - colonna dei punteggi parziali e dei progressivi - bensì la somma delle colonne in verticale.
Volendo chiamare le citate colonne per nome - essendo noi adepti di diverse età ed esperienza - partendo da sinistra, le chiameremo: colonna dei dieci, colonna dei nove e colonna degli otto.
Non ce ne vogliano coloro che occupano le prime colonne con i dieci; penseranno solo all'ultima colonna per perfezionare la prestazione atletica.
L'esercizio è invece rivolto ai principianti e agli atleti amatoriali: gli arcieri verso la competizione.
Dopo una sessione di allenamento, per esempio di una decina di volée - segnati i punti sullo score - si segnano i totali per le tre colonne.
I principianti sono generalmente portati a pensare di operare un miglioramento sulla terza colonna: quella degli errori. No! abbiamo già detto che non ci riguarda: quella è la colonna di cui devono stare attenti gli atleti nazionali. Pensiamo invece alla prima colonna: quella dei dieci. Facciamone il più possibile, quantomeno aumentiamo progressivamente la somma. Per un principiante gli errori fanno parte dell'apprendimento, ma cosa devono apprendere se non fare un tiro migliore? Riteniamo sia più facile - al principiante - pensare ai tiri migliori piuttosto che cercar di migliorare i tiri peggiori.
Gli arcieri più esperti (datati) capiranno bene perché abbiamo chiamato le colonne: dei dieci, dei nove e degli otto. La somma orizzontale è 27, base dei fatidici 540 punti in una gara indoor. Per questi arcieri - e ci sono anch'io - consigliamo di tenere d'occhio la seconda colonna. Come abbiamo già detto in un precedente post "Su quanti ori possiamo contare?", i nove non sono l'obiettivo da raggiungere ma un "difetto" da curare. Degli otto o anche meno, non vale la pena a preoccuparsene troppo. E' un problema che non ci riguarda ancora... Sarebbe uno "sbaglio" pensare di non fare errori. Contiamo invece sull'effetto di "trascinamento" della seconda colonna dei nove, con alcuni dieci, per migliorare lo scarto dell'ultima colonna degli otto.
Allora la prima colonna riguarda i principianti: cominciate a contare i dieci; la seconda colonna riguarda i progrediti: contiamo i dieci e sommiamoli alla prima colonna; la terza colonna riguarda gli atleti i nazionali: non distraetevi.

Image credit: photoman / 123RF Archivio Fotografico

domenica 15 aprile 2012

Teniamoci in contatto


Il concetto "ai contatti" ha sostituito il termine "ancoraggio" utilizzato fino a qualche tempo fa per indicare la posizione della mano della corda. Nell'immagine si evince chiaramente cosa intendiamo: naso, bocca e mento sono in contatto con la corda nello stesso punto ad ogni tiro. La sensibilità soprattutto del naso e delle labbra, è la garanzia che i contatti saranno rispettati. E' un bene coltivare la consapevolezza del proprio corpo.
Un po' più difficile è invece il concetto di "tenere il contatto". Ciò riguarda il nostro rapporto con il bersaglio, ovvero il passaggio da una distanza all'altra. Soprattutto all'inizio l'arciere neofita trova difficoltà nel passare da una distanza da palestra (18 m) ad una più consona all'aperto (30 m).
Il nostro suggerimento è quello di considerare il mirino la sola incognita che riguarda la maggiore distanza.
Non c'è maggiore fatica da fare, ne' tirare diversamente. I contatti sono gli stessi, l'allungo pure e ciò riguarda il nostro corpo. Ma nella mente la distanza influisce. La mira - fatto salvo che l'arco sia a punto - è la sola variante. Il mirino si abbassa e se non conoscete ancora di quanto, affrontate la cosa con l'assistenza di un collega più esperto. Mirate al centro del paglione e se dopo il primo tiro la freccia non è troppo vicina al bordo, tirate anche le altre due per completare la volee.
Tenete il contatto con il centro del bersaglio. Non correggete. Tirate le frecce una dopo l'altra con convinzione. Non è l'assalto al Forte Apache e le frecce non sono scagliate oltre la palizzata. Tenete il contatto visivo con il centro e la mente collegata al giallo. Ricordate che state provando delle nuove misure ed è come se l'arco si tirasse da sé. L'azione di tiro è la stessa della distanza precedente e l'unica variazione è la misura del mirino. Potete praticare questo metodo anche per tirare in seguito, questo aiuta a superare la "Sindrome del Fort Apache".  A tale proposito vi rimandiamo ad un precedente post: La mira indotta.

Nella fotografia Marco Galiazzo campione olimpico.

domenica 30 gennaio 2011

Sindrome da frecce di prova - sapersi allenare

Il quesito che mi è stato posto da un arciere avviato da tempo alla competizione è il seguente:
"Perchè tiro alla grande in allenamento e poi in gara faccio sempre punteggi mediocri?"
La risposta la si trova nella "Sindrome da frecce di prova!" (Cfr. Roy Matthews, John Holden. "TIRO CON L'ARCO", Editrice MEB).
Abbiamo fatto un buon allenamento per tutta la settimana. A parte qualche freccia che abbiamo opportunamente "dimenticato", il resto delle volee è stato veramente entusiasmante. Siamo pronti per affrontare la gara e iniziamo con le frecce di prova. Dieci, dieci, dieci. La prima volee è proprio meglio che in allenamento! Dieci, nove, nove. Anche la seconda non è male...
Comincia la gara: OTTO! Accidenti chi ci ha spostato il clicker! Nove di linea, nove quasi dieci. Il resto lo lascio immaginare: ventisette di media. Forse chiuderemo a 275 la prima parte...272! La seconda parte della gara chiudiamo a 267. Bastava un nove e avremmo chiuso a 540 invece abbiamo fatto un otto con l'ultima freccia!
Se ora vi sentite a disagio è comprensibile.
Cosa è accaduto? Abbiamo fatto la gara durante le freccie di prova! In altre parole abbiamo raccolto i frutti di un appagamento di un "momento di grazia". Cosa non abbiamo invece fatto: verificato lo stato di forma della giornata, l'illuminazione del bersaglio, la posizione, il mirino, il ritmo di tiro, la respirazione, il tiro lento, il tiro veloce. Insomma non abbiamo fatto dei tiri di prova ma solo dei bellissimi tiri rilassati e appagati da un punteggio possibile ma non raggiungibile.
Analogamente applichiamo la sidrome delle freccie di prova all'allenamento. Abbiamo tirato tutta la settimana in scioltezza, rilassati e senza pressioni competitive.
Un grande Maestro di tiro con l'arco ci ha insegnato un metodo di verifica assai interessante. La scommessa tra colleghi! Lungi da me l'istigare questo genere, ma c'è del vero in ciò che dice il Maestro: "Sotto la pressione di perdere qualche cosa si sta più attenti". Infatti in gara si sta più attenti, in allenamento meno. Questo è utile per conoscere i veri limiti ma non per sviluppare le potenzialità (N.d.R.). Nel corso dello scorso anno abbiamo affrontato il tema delle frecce di prova (Corso di tiro L'arciere verso la competizione - Esercitazione parte 3: “Le frecce di prova”).
Quest'anno invece approfondiremo l'allenamento. Un allenamento di frecce di prova.
Pierre de Coubertin, oltre ad essere colui che riportò in vita le antiche olimpiadi, si impegnò nel miglioramento del sistema educativo. Parte di questo miglioramento sarebbe stato affidato all'educazione sportiva, che pensava sarebbe stata una componente importante dello sviluppo personale dei giovani. La massima a lui attribuita "L'importante è partecipare" andrebbe letta con un significato pratico: "... altrimenti chi vince che gusto ci trova a battere solo se stesso!" Da cui il necessario rispetto dei "vinti" da parte dei "vincitori". Per la maggior parte di noi lo spirito competitivo è volto solo al miglioramento del nostro punteggio personale. Questo non è male... ma vincere? Se fate buoni punteggi in allenamento, sapete tirare. Ma Vincere?
Ri-guardate Marco. Senza dubbio egli non soffre di sidrome da tiri di prova! Il suo obiettivo, come del resto quello dell'avversario, consapevole della sua anzianità, è rivolto alla consapevolezza di ciò che sta facendo: vincere.

Rev. 29.10.2017 https://www.youtube.com/watch?v=jxT72eBbPgM
 

domenica 16 maggio 2010

La mira indotta

Se avete già provato l'allenamento del precedente post: "Allenamento Sumji Sura", e pensate di avere l'arco "abbastanza a posto", il test di allenamento che proponiamo ora, vi migliorarà il raggruppamento delle frecce nel tiro all'aperto.
Derivato dall'allenamento indoor con tiri a 18 m su targa rovesciata (quadro bianco da 40x40 cm), su cui si effettuano volee di raggruppamento senza un particolare punto di mira, il tiro con la "mira indotta" alle distanze Fita (maschile: m 90-70-50-30 m; femminile: m 70-60-50-30), viene suggerito invece su targhe regolamentari. Rispetto al già citato allenamento "Sumji...", i punti verranno assegnati misurando la circonferenza massima della rosata con il metro da sartoria. Allo scopo sono ottimi anche i metri di carta dei magazzini del "fai da te".
Lo scopo principale è quello di "distrarre" la mente dal risultato dei punti e di concentrarla sul "concetto di volee". Indurre quindi la mente a pensare solo all'esecuzione del tiro evitando gli eccessi di aspettative nella ricerca del giallo. E' noto che gli "eccessi di mira" rallentano il tiro e lo rendono poco fluido causandone l'allargamento della rosata. Tecnicamente poi è più facile spostare una intera volee nel centro, agendo con correzioni dell'arco - con il mirino o con il "berger" - pittosto che intervenire sull'arciere per ogni singola freccia. Se poi il nostro livello di preparazione non ci consente di ottenere una buona rosata, è proprio questo l'allenamento che fa per noi. Ripetere il test fino ad ottenere rosate di misura costante ed infine tornare al test principale segnando i punti.
I due test di allenamento sono integrabili. I risultati intrecciati possono rivelare le potenzialità dell'arciere o le sue carenze. Per esempio: buone rosate e scarsi punteggi, possono rilevare un cattivo controllo dell'arciere nel passaggio tra le diverse distanze. Il potenziale è elevato ma forse i tempi di esecuzione del tiro non sono sempre gli stessi - eccesso di mira o semplice emotività - lavoriamo allora sulla respirazione per controllare il ritmo nell'esecuzione della volee. Buon lavoro a tutti!

domenica 9 maggio 2010

Allenamento Sumji Sura

ALLENAMENTO PER AVVIAMENTO AL FITA
La stagione dei Fita all'aperto è già attiva da qualche settimana.
Se avete già "fatto" il mirino alle diverse distanze (maschile: m 90-70-50-30 m; femminile: m 70-60-50-30), vi suggeriamo un allenamento di interferenza per fare emergere le criticità.
Questo allenemanto si basa su un test "mini-gara" composto da quattro volee da sei frecce più una volee di prova.
Partite da 90 m (70 m per le donne) con la volee di prova.
Controllate il vento, il vostro stato di forma, il raggruppamento delle frecce.
Controllate l'impatto delle prime frecce poi, circa il raggruppamento, vi suggeriamo di tirare con calma ma con ritmo costante, senza guardare il binocolo o il cannocchiale. Se avrete preventivamente numerato le frecce, riconoscerete quali sono le frecce di raggruppamento. Iniziate la gara: una sola volee da sei frecce a 90 m, recuperate, un'altra a 70 m e così via fino a 30 m. Per i 50 e i 30 m tirate le sei frecce in due gruppi da tre. Ciò permette di spezzare il ritmo come in gara. La somma dei punteggi (senza barare...) sarà dato moltiplicando per sei. Otterremo così il punteggio "simulato" del Fita, ovvero la punta massima in gara.
Le criticità, se ci sono, emergeranno sia per la messa a punto che per l'impostazione di tiro dell'arciere. Infatti non avendo alcuna possibilità di "spalmare i tiri cattivi" su più volee, si evidenzieranno i diffetti.
Potrete così fare seguire all'allenamento una buona messa a punto dell'arco (consigliamo il tunnig a diverse distanze), oppure farvi osservare nel tiro da un collega mentre passate da una distanza all'altra.
A titolo di esempio diamo alcuni punteggi alle diverse distanze e il metodo di stima della punta massima: 90m = 40 punti, 70m = 44, 50m = 48, 30m = 52; totale 40+44+48+52=184; punta massima 184x6=1106.

NB: L'allenamento "Sumji Sura" è pensato per arcieri che hanno poco tempo per allenarsi ai Fita. Se dalle criticità emergono punteggi scadenti in alcune distanze, lavorate per qualche volee in più per migliorare la prestazione della distanza. Ripetete poi il test precedente e in bocca al lupo!