Il tiro con l'arco.
In questo blog parleremo di arcieria e di come affrontare le problematiche connesse alla tecnica di tiro e alla messa a punto del materiale.
"IO MIRO TU TIRI" in realtà è solo uno scherzo il verbo non è mirare o tirare ma semplicemente irare :-)
La messa a punto "standard" è una cosa relativamente semplice che troverete anche in letteratura. Alcuni testi di arcieria parlano in modo specifico di ciò. Passare per questo stadio, prima di azzardare qualche variazione delle componenti dell'attrezzatura, è la cosa che vi consigliamo vivamente se non avete sufficiente esperienza. Definizione di esperienza: "quando sbagliate una freccia, ovvero non sapete se l'errore è per colpa vostra o dell'arco, la vostra esperienza non è sufficiente". Altra cosa che vi raccomandiamo è sceglietevi uno solo dei vostri colleghi più esperti e seguite unicamente le sue direttive.
Il punto d'incocco è la prima cosa da fare. Generalmente fatto dal rivenditore o dal vostro istruttore, spesso ha una misura che si basa sull'asse appoggiato al rest, aumentato di 1/8 di pollice verso l'alto. Fatto salvo 1/8 in alto, suggeriamo invece prendere come asse la mezzeria del bottone berger. Se non avete il bottone, perché usate ancora l'arco scuola, mettete la base della squadretta sull'asse del foro filettato. Vantaggi: qualunque sia la grossezza delle frecce che tirerete, potrete aggiustare il punto d'incocco operando solo sul restsenza dover rifare il punto sulla corda. L'asse della freccia premerà in mezzo al bottone, qualsiasi sia il diametro che userete. Il punto d'incocco un po' alto vi "perdonerà" un rilascio fatto male. Un punto d'incocco basso: no. Verifica pratica.
Ponetevi con l'arco davanti al paglione - circa 3 m - scoccate la vostra spennata portandovi con la freccia paralleli al terreno (inclinazione 0°) e fate l'analisi dell'impatto della freccia sul paglione. Cocca verso l'alto: punto d'incocco alto; cocca verso il basso: punto d'incocco basso; freccia parallela al terreno: corretta. Ripetiamo: meglio alta che bassa. (continua...)
Sono ormai passati diversi anni, più di venti, da quando un signore robusto, non troppo alto, con la barba, con l'aria affabile si avvicinò e mi disse: "Mira dentro il rosso. Non stare fermo nel giallo, galleggiaci dentro e rilascia velocemenete la freccia".
Così feci: Dieci a settanta metri!
Poi mi spiegò che era di passaggio e che mi ha visto tirare con l'arco. Si ricordò che era stato un arciere qualche tempo prima, che era stato istruttore e che aveva lasciato l'attività per motivi di lavoro.
Spesso mi capita di pensare a questo incontro e ringrazio la persona che mi diede quei suggerimenti: "Mira dentro il rosso...".
Ora, quando è necessario, suggerisco la stessa cosa ai miei colleghi arcieri e ai miei allievi.
Se tiri a 70 metri non ostinarti a tenere fisso il mirino nel giallo, sorreggilo, galleggiaci intorno, tieniti nel rosso, sgancia veloce senza strappi. Rilascia e mantieni l'allineamento.
Tieni un ritmo costante e non guardare troppo il binocolo. Se la prima freccia è andata dentro, perchè le altre non dovrebbero fare lo stesso?
Mirare nel rosso permette agli arcieri meno esperti, o agli arcieri poco in forma, di concetrarsi maggiormente nel tiro.
"Trascurare" la mira, una volta trovata la posizione, aiuta a rimanere fluidi nell'azione.
Forse avrete già sentito l'espressione: "eccesso di mira", oppure: "rimanere troppo su". Bene. Pensate che la mente non è in grado di controllare la concentrazione per non più di tre secondi. Operate con consapevolezza e concentrazione soprattutto nel momento del rilascio. Due secondi di fatica per pensare a nulla e visualizzare la vostra freccia nel centro del bersaglio. Il resto lo conoscete, lo avete gia fatto migliaia di volte. In fin dei conti: "Io miro, Tu tiri"...
Il solletico del reggicalze. "Bull Durham - Un gioco a tre mani" USA 1988, di Ron Shelton con Kevin Costner, Susan Sarandon, Tim Robbins. "Insegnante di lettere anticonformista e appassionata di baseball sceglie ogni anno un giovane della squadra "Durham Bulls" al quale si dedica anima e corpo per farlo maturare in tutti i sensi. Un giorno, però, deve scegliere tra un pivello con "un braccio da un milione di dollari" ed un intelligente giocatore maturo che non ha mai cercato il successo..." (cfr. "Il Morandini, dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini - Zanichelli) Vi ricordate questo film? Rammentate come Susan Sarandon riesce a risolvere il problema di Tim Robbins (il pivello) che lancia delle "bombe" dappertutto tranne che nel piatto del battitore? Gli fa indossare, sotto i pantaloni della divisa, un reggicalze femminile! Il lanciatore, distratto dalla "presenza" che gli accarezza le gambe, non pensa più alla paura di sbagliare... Allora: vi possono insegnare la respirazione nel tiro con l'arco, ma quello che ne fate è sempre una cosa della vostra intimità. Detto più rudemente, come giocatore maturo: è sempre affare vostro.
La letteratura sul tiro con l'arco non trascura l'argomento ma è spesso considerata una componente, non il fondamento: la chiave di volta.
Chi affronta letture più approfondite sul tema della respirazione è normalmente più avvantaggiato di altri. Yoga, Zen, Tai Chi, Qigong, arti marziali, ecc. Indubbiamente ottime discipline per l'approccio e lo studio della respirazione.
Link: http://www.youtube.com/watch?v=IVV4MW7cVqI
Ma ci manca il tempo e la stagione dei Fita si avvicina. Vogliamo prepararci alle gare all'aperto. Meglio, si respira molto meglio all'aperto. In palestra non aprono mai le finestre per risparmiare il riscaldamento... Tirare dopo che hanno fatto una partita di pallavolo ti fa passare la voglia di controllare la respirazione...
Bene. Ora siete davanti al bersaglio. E' gara. E' scattato il giallo. Avete due frecce nel 10... e poco tempo per tirare la terza. Cosa fate? A proposito, siete anche circondati dagli altri arcieri che hanno già finito la loro volee, che vi stanno osservando, l'arbitro vi guarda e il direttore dei tiri è pronto per fischiare... e aspettano tutti solo voi. Bella pressione, non vi pare? Allora voi fate come sempre avete fatto! Buttate fuori tutta l'aria dai polmoni e li svuotate completamente spingendo in dentro l'addome, fate un bel respiro profondo e portate avanti l'arco verso il bersaglio facendo uscire l'aria, andate in trazione riempendo i polmoni non più della metà della loro capacità, ancorate e, continuando l'azione di trazione, fate uscire l'aria mentre la corda vi "attraversa le dita". Rilascio perfetto: 10! TRENTA. Avete pensato alla vostra respirazione (o al vostro reggicalze). Null'altro. Su questo argomento, che è la chiave di volta dell'arco, ci torneremo. Un salutone, Mirco.
Fare i "cinquequaranta" (540/600) indoor e i "millecentocinquanta" (1150/1440) nel Fita è un momento importante per tutti gli arcieri. Per alcuni è il punto di arrivo, per altri quello di partenza. Qualsiasi sia il nostro obiettivo, la consapevolezza di poter fare di più è la cosa che ci accomuna tutti. Si possono ridurre gli errori, non evitarli. Quello invece che faremo noi è lavorare sulle imperfezioni. Gli otto e i sette prima o poi arrivano (quando non sono dei tre o dei quattro), di questo parleremo poco; l'unica cosa è trovare la forza di ricominciare e dopo un tre fare un dieci aiuta molto a non "buttare" la gara. Concentreremo invece la nostra ricerca e il nostro allenamento a risolvere il problema più grave: i "nove". Bravo!... direte voi, magari facessi tutti nove. Ecco, questo è il punto: ci si accontenta di tirare frecce imperfette purchè i punti della volee facciano come somma il fatidico "ventisette". Bisogna lavorare a risolvere le imperfezioni, gli errori si commettono e su questo non ci piove, ma le imperfezioni sono il vero problema dei punti perduti. Ci si accontenta di un nove, poi di un otto e infine si spera di non fare meno di sette, intanto i muscoli delle spalle si contraggono, e la mano della corda strappa, il braccio dell'arco diventa pesante e il morale scende alle ginocchia. Il risultato è che i punti fatti in allenamento sono sempre più lontani. Riprenderemo presto il discorso, nel frattempo osservate il rilascio delle due atlete della finale femminile a Nimes del 2008 che ho trovato in questo link: http://www.youtube.com/watch?v=Uvbo66hLecM Il rilascio - finale femminile Nimes 2008
Abbiamo programmato per il mese di marzo 2010 una serie di incontri di allenamento per migliorare le nostre performance. Quante volte abbiamo sentito dire: "In allenamento ho fatto 20 punti in più”.
Oppure: “Ho fatto bene nei tiri di prova ma poi la gara non ho più tirato bene”. Ciò in letteratura viene definito come “sindrome dei tiri di prova”. Cercheremo insieme qualche antidoto ma soprattutto useremo i tiri di prova per fare le prove e la gara per tirare bene.
PROGRAMMA MESE DI MARZO 2010
Primo Intervento Riscaldamento e tiri liberi Tiri liberi: compilazione schede (lavoro a coppie) Prime osservazioni e “misure” Il meglio delle cinque volee Completamento schede: il materiale personale Secondo Intervento Riscaldamento analisi e scomposizione del tiro Esercitazione parte 1: “Le attuali tecniche di tiro” Esercitazione parte 2: “Visualizzazione e concentrazione” Esercitazione parte 3: “Le frecce di prova” Tiri liberi: analisi e gestione dell’errore (lavoro a coppie) Terzo Intervento Esercitazione parte 4: “Riscaldamento e interferenze nel tiro” Programma di allenamento personale: “Punte massime” Preparazione mentale alla gara Frecce di prova Il meglio delle cinque volee Quarto Intervento Riscaldamento e tiri liberi Esercitazione parte 5: “Autoanalisi dell’errore” Ricominciamo daccapo: “Autogestione dell’errore” Programma di allenamento personale: “Plateau”